• Vincenzo Dimastromatteo

“DOPO LA SALUTE, LA FAME” INCONTRO CON DUE ESPERTI

Domenica, 17 maggio 2020



Preannunciata a tutti i rotariani a mezzo mail dalla Rivista Rotary Italia si è svolta domenica 17 maggio alle ore 09.30, in diretta sulla pagina Facebook Rotary Italia, una intervista da parte di Andrea Pernice a Ranieri Guerra e ad Alberto Cecchini.

Titolo dell’evento “Dopo la salute, la fame”.

Per prima cosa facciamo conoscenza degli autorevoli protagonisti dell’evento:

Andrea Pernice: nell’anno rotariano 2017/18 è stato a soli 42 anni il Governatore del Distretto Rotary 2041 diventando il più giovane governatore al mondo. Giornalista, imprenditore nel campo della comunicazione, ha una casa editrice, è titolare della “Pernice Comunicazione” ed è curatore della Rivista ufficiale italiana del Rotary.

Ranieri Guerra: direttore aggiunto dell'Organizzazione mondiale della Sanità e componente del comitato tecnico scientifico governativo.

Alberto Cecchini: PDG del Distretto 2080 e, in particolare, Rappresentante del Rotary International presso la FAO, l’IFAD (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo) ed il World Food Program.

Si è trattato di uno degli oramai consueti appuntamenti che si svolgono su piattaforme web in considerazione dell’impossibilità di potersi riunire di persona per l’emergenza coronavirus.

Se c’è un aspetto che l’esperienza di questo periodo ha infatti definitivamente confermato è la centralità della comunicazione digitale e l’evidenza che, nel prossimo futuro, una buona parte delle relazioni sociali sinora svolte in forma diretta, verranno sostituite da relazioni sociali online.

Potrà non piacerci ma è oramai un dato di fatto incontrovertibile.

Un aspetto decisamente positivo degli eventi online è comunque la possibilità di consentire la partecipazione, con un pc o con un semplice smartphone, a personaggi che giammai avrebbero potuto intervenire di persona per impegni o per distanza fisica.

Stimolato dal moderatore, Guerra ha inizialmente affrontato l’argomento del discusso ruolo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nella gestione del nuovo coronavirus, o, come verrà successivamente battezzato, del Covid-19.

Già a novembre, e forse anche prima, il nuovo virus aveva iniziato a circolare in Cina, in particolare nella città di Wuhan. All’inizio erano segnalati alcuni casi di “polmoniti anomale”, così come vennero definite, dato che presentavano cause non ascrivibili ad altri patogeni.

La prima data ufficiale in cui inizia la storia del nuovo coronavirus è il 31 dicembre, in cui le autorità sanitarie cinesi diedero pubblica notizia di questi primi casi insoliti.

Dalle prime indagini era emerso che i contagiati erano frequentatori del mercato di Wuhan, di qui l’ipotesi che il contagio potesse essere stato causato da qualche prodotto di origine animale venduto nel mercato.

Il 9 gennaio le autorità cinesi dichiaravano che il patogeno responsabile era un nuovo ceppo di coronavirus, della stessa famiglia dei coronavirus responsabili della Sars e della Mers, ma diverso da questi ultimi.

L’OMS divulgò la notizia il 10 gennaio, fornendo le prime istruzioni del caso (in particolare evitare contatto con persone con sintomi) ma non ravvisando ancora la necessità di particolari restrizioni. I casi erano infatti ancora molto pochi, tutti concentrati a Wuhan, e non si conosceva la contagiosità di questo virus.

Il 21 gennaio le autorità sanitarie locali e l’OMS annunciavano che il nuovo coronavirus, passato probabilmente dall’animale all’essere umano (il cosiddetto “salto di specie”), si poteva trasmette anche da uomo a uomo.

L’Assemblea Mondiale della Sanità, organo decisionale dell’OMS deputato ad emanare gli stati di allerta sanitari, stabilì comunque che erano necessari ulteriori elementi per dichiarare una emergenza internazionale, provvedimento ritenuto di forte impatto sociale ed economico, dato che, sebbene esistesse una trasmissione accertata da uomo a uomo, la propagazione dell’infezione risultava circoscritta all’interno della Cina.

Il 26 gennaio, si registrò in Vietnam il primo caso di infezione non importata dalla Cina, e quindi il giorno successivo l’OMS dichiarava che il livello del pericolo era molto alto per la Cina e alto a livello regionale e globale”, tanto che nella serata del 30 gennaio, con 82 casi accertati al di fuori dalla Cina, veniva dichiarata l’“emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale” .

A seguito di tale dichiarazione, afferma Guerra, tutti i paesi avrebbero potuto/dovuto attivare i massimi livelli di sicurezza, cosa che in realtà non fecero dato che ci fu la generalizzata illusione che impedendo i viaggi da/per la Cina e limitando gli spostamenti nelle zone a rischio si potesse essere protetti dall’impatto epidemico.

L’11 marzo 2020 Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS, annunciava nel briefing da Ginevra che Covid-19 può essere caratterizzato come una situazione pandemica”. Quando qualcuno cominciò a rimproverare l’OMS di inerzia, Ghebreyesus dichiarò “Noi diamo i migliori consigli, alcuni paesi li accettano, altri li rifiutano. Ogni paese si assuma la sua responsabilità”.

Quello che è successivamente avvenuto è noto a tutti.

Alla domanda di quali possano essere le raccomandazioni per la fase 2, Guerra ha affermato che l’Italia, primo paese in Europa, ha scelto da subito di mettere al primo posto la tutela della salute dei cittadini, pensando ad una graduale ripresa di alcune filiere produttive in base ad una valutazione precisa del rischio. Su questa base sono state decise le misure intraprese, così come sono state decise le riaperture per la fase 2.

Gli altri paesi sono andati in ordine sparso, nonostante una pandemia che ha avuto un impatto globale, con differenze temporali determinate dal cammino del virus, che però hanno impattato nella stessa maniera dovunque.

In questa fase il rischio da evitare assolutamente è quello che la “competizione” che si avverte tra i vari stati, nel tentativo di riaprire e privilegiare alcune strutture economiche e produttive, possa compromettere la situazione sanitaria in considerazione di un pericolo di contagio ancora elevato.

Per meglio affrontare la fase 2 bisognerà essere consapevoli che il virus continua tuttora a circolare e che pertanto bisogna proseguire a mantenere comportamenti prudenti; rafforzare il sistema sanitario territoriale adottando protocolli di sicurezza rigidissimi; mantenere una capacità diffusa di diagnostica domiciliare tempestiva, in modo tale da bloccare immediatamente possibili riaccensioni di focolai epidemici a livello collettivo e familiare.

In definitiva: massima protezione e minima esposizione al rischio.

Sinora gli italiani hanno dato grande prova di disciplina, ma bisogna andare molto cauti, perché c’è il rischio di vanificare tutti i sacrifici fatti.

Guerra ha inoltre sostenuto che una fase particolarmente delicata sarà il prossimo periodo autunnale quando si riaffaccerà l’influenza ‘comune’. Per quella fase sarà importante una capillare campagna di vaccinazione antinfluenzale che consentirà di ridurre al minimo i normali casi influenzali consentendo una più rapida identificazione dei potenziali casi di Covid-19.

Per quanto riguarda un vaccino per il coronavirus l’auspicio è che venga individuato al più presto utilizzando una piattaforma internazionale che metta a disposizione di tutti i ricercatori le conoscenze acquisite in modo che la sua realizzazione sia rapida e a disposizione di tutti.

Il discorso con Guerra si è poi sviluppato sui rapporti tra l’OMS ed il Rotary.

Si tratta di una collaborazione avviata nel lontano 1985 con la Global Polio Eradication Initiative (GPEI) (Iniziativa globale per l'eradicazione della polio). Una collaborazione che ha dato eccellenti risultati con la riduzione dei casi di polio nel mondo di oltre il 99,9%.

Si è trattato di un importante e fruttuoso connubio che proseguirà ancora nel prossimo futuro sino alla completa eradicazione della polio che risulta ancor essere presente in Pakistan ed Afganistan.

L'OMS continuerà ad amministrare la GPEI e a portare avanti il coordinamento delle operazioni di lotta alla polio e a monitorarne i progressi. Il Rotary dal canto suo, grazie all’impegno di oltre un milione di soci, continuerà nella raccolta fondi e ad incoraggiare i governi nazionali a dare il loro supporto agli sforzi di eradicazione della polio.



Da sinistra Pernice, Guerra e Cecchini

Si è passato quindi a parlare con Cecchini del rapporto tra Rotary e Nazioni Unite.

Il moderatore ha inizialmente descritto il ruolo ricoperto dal Rotary nella costituzione dell’ONU e delle agenzie ad esso collegate che si occupano di aspetti alimentari.

Da aprile a giugno 1945, delegazioni di 50 nazioni parteciparono alla Conferenza delle Nazioni Unite sull'Organizzazione Internazionale a San Francisco (conosciuta anche come Conferenza di San Francisco). Il loro compito era quello di redigere un atto costitutivo accettabile per tutti.

Le delegazioni erano assistite in questo impegno di portata storica da un gran numero di personale, consulenti e consiglieri.

Il Rotary International era una delle 42 organizzazioni invitate dagli Stati Uniti a fungere da consulenti per la sua delegazione alla Conferenza di San Francisco.

Delegazioni del Rotary contribuirono pertanto alla stesura della Carta dell'ONU dando all'organizzazione un forte sostegno durante i suoi primi anni, mentre tra il 1950 ed i primi anni Ottanta la partecipazione del Rotary diminuì sensibilmente a causa dello scontro ideologico dovuto alla guerra fredda che contrastava con il suo regolamento contrario ad un coinvolgimento politico.

L’interesse del Rotary nelle Nazioni Unite riprese sostanzialmente con il lancio della campagna per l'eradicazione della polio, e la successiva partnership con l'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Cecchini sottolinea che nel corso del tempo, l'influenza delle organizzazioni non governative nelle Nazioni Unite è cresciuta, le questioni riguardanti l'ambiente, la salute, l'educazione, e i diritti umani hanno preso il sopravvento e occupano un posto di maggiore rilievo nell'ordine del giorno.

Di conseguenza, l'influenza del Rotary è cresciuta nei congeniali ambiti della salute materna e infantile, dell’acqua e strutture igienico-sanitarie e dell’istruzione.

Cecchini continua il suo intervento riferendo che in occasione del 75° anniversario della fondazione delle Nazioni Unite, per celebrare questo avvenimento e riconoscere il lungo e duraturo rapporto con il Rotary, il Presidente internazionale Mark Maloney aveva deciso di organizzare le sue conferenze presidenziali selezionando alcune fra le più rappresentative sedi delle agenzie delle Nazioni Unite nelle diverse parti del mondo.

Lo scopo di queste conferenze sarebbe stato quello di rafforzare la nostra partnership ispirando i soci del Rotary riguardo l’importanza di questa duratura collaborazione ed informare sulla missione delle diverse agenzie.

Uno degli eventi più importanti che avrebbe caratterizzato il 2020 sarebbe stata infatti una conferenza presidenziale da tenersi all’inizio di maggio a Roma presso la sede della FAO, con l’obiettivo di rafforzare la partnership del Rotary con le agenzie delle Nazioni Unite che hanno sede in Italia, promuovendo il ruolo chiave che il Rotary può ricoprire come espressione della società civile.

Purtroppo l’emergenza Covid-19 ha portato all’annullamento di tale importante evento che, dopo quello di Taranto dell’aprile 2018, avrebbe riportato l’Italia ad essere protagonista di una conferenza presidenziale del Rotary International.

Stessa sorte è toccata alla conferenza presidenziale che si sarebbe dovuta tenere a marzo a Parigi presso la sede dell’UNESCO, così come alla conferenza conclusiva dell’anno rotariano che si sarebbe svolta a giugno 2020 ad Honolulu nelle Hawaii e che invece si terrà solo con modalità online.

Passando poi ad un argomento legato ai sui incarichi presso le agenzie delle Nazioni Uniti che si interessano di cibo ed agricoltura Cecchini ha affrontato la questione della “food security”.

La FAO ha un mandato fondamentale che abbraccia tutti gli aspetti legati all’alimentazione e all’agricoltura. La sua missione è infatti la sicurezza alimentare mondiale. La visione della FAO è quella di creare un mondo libero dalla fame e dalla malnutrizione, in cui la sicurezza alimentare e l’agricoltura contribuiscano al miglioramento della qualità della vita, in particolare per le popolazioni povere che vivono nelle zone rurali, in modo sostenibile sotto un profilo economico, sociale e ambientale.

Ovviamente questi ultimi mesi di diffusione dell’epidemia impongono un ripensamento della politica alimentare adottata sinora. La pandemia Covid-19 è una crisi globale che sta già colpendo il settore alimentare ed agricolo rendendo indispensabile l’adozione di misure rapide per garantire che la catena di approvvigionamenti alimentari siano mantenute in vita, a livello nazionale ed internazionale, per mitigare il rischio di grandi shock che avrebbero un impatto considerevole su tutti, ma specialmente sulle popolazioni più povere e vulnerabili.

In numerosi paesi del mondo potrebbero manifestarsi carestie a causa del coronavirus, facendo aumentare esponenzialmente il numero di persone che potrebbero soffrire di fame come riportato in un recente report del World Food Programme, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare.

Date le crescenti difficoltà ad approvvigionarsi dall’estero, le materie prime alimentari potrebbero recuperare una valenza strategica e politica e gli stati nazionali rivendicarne la sovranità, non tanto per tutelare i piccoli coltivatori quanto per difendere il più ampio interesse nazionale, alimentando di fatto nuove forme di sovranismo alimentare a discapito dei paesi più poveri, spesso dipendenti dalle importazioni di alimenti.

Per mitigare gli impatti della pandemia sull'alimentazione e sull'agricoltura, la FAO esorta i paesi a soddisfare le esigenze alimentari immediate delle popolazioni più vulnerabili, aumentare i loro programmi di protezione sociale, sostenere le capacità dei piccoli agricoltori per aumentare la produzione alimentare e favorire il ​​commercio alimentare globale in modo da non sfavorire i paesi più poveri.

Vorrei concludere con ciò che ha recentemente affermato il Capo economista della FAO, Maximo Torero Cullen, sulla situazione attuale: “le guerre hanno spesso comportato cambiamenti importanti e duraturi nei consumi alimentari. E l’impatto economico di Covid-19, con il passare del tempo, si avvicina sempre più a quello di un conflitto bellico.”

Pino Barbera

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