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I giovani e l’alcol: bevono per “sballare”

Ne ha parlato il dott. Vincenzo Simeone, esperto di dipendenze

I giovani e l’alcol: bevono per “sballare”

e non per socializzare tra loro in allegria

La prima “droga”, per i nostri giovani, è diventato l’alcol. Ovviamente “droga” qui sta per dipendenza, che è l’aspetto peggiore dell’assunzione.

Sotto forma di vino, invece, l’alcol fa parte da sempre della nostra cultura greco-romana ed ebraico-cristiana. Basti pensare ai riferimenti nella Sacra Bibbia: dal Vecchio Testamento, in cui si racconta la prima ubriacatura di vino, quella di Noè; al Nuovo Testamento, dal primo miracolo di Cana alla transunstanzazione, ovvero il passaggio totale della sostanza del pane e del vino in quella del corpo e del sangue di Cristo; o – ancora - alla costante presenza del vino nei libri di Omero e nelle usanze conviviali romane.

Di questo e di tant’altro ha parlato ai soci del nostro Club il dott. Vincenzo Simeone, specializzato in criminologia clinica e già direttore del Dipartimento dipendenze patologiche dell’Asl, nella sede della scuola professionale delle Suore Missionarie del Sacro Costato. E fra le dipendenze, il dott. Simeone ha voluto approfondire la nuova piaga dell’uso e abuso di alcol da parte anche di giovanissimi, tant’è che il nostro Paese, a differenza della media europea (prima sbronza tra i 14-15 anni), registra i primi eccessi già a 12 anni.

“I nostri ragazzi – ha detto il relatore – non hanno percepito e non percepiscono la differenza di stile nel bere: quello dei loro padri e nonni è un bere in compagnia, allegro e sociale; mentre loro bevono smodatamente, non per gustare, non per divertirsi in compagnia, ma per ubriacarsi, per “sballare”, buttando giù un cicchetto dopo l’altro”.

Tant’è che, prima, malattie come la cirrosi epatica si registravano solo nei vecchi bevitori, mentre oggi non è più così. Inoltre, nell’80 per cento dei casi, l’eccesso di alcol si associa all’uso di cannabis. E l’alcol, associato all’auto, è la prima causa di morte dei giovani.

Ma come prevenire? Il dott. Simeone ha lavorato molto in questo campo, anche se ciò non elimina le difficoltà. Si può – sin dai bambini - educare all’igiene e alla sana alimentazione per arrivare a far capire gli effetti devastanti dell’alcol; essere attenti (famiglia, scuola, ecc.) alle manifestazioni di violenza, anche se si tende più a coprire che a denunciare.

“Ma non si può rinunciare alla prevenzione – ha concluso il relatore – basti vedere il caso dell’Aids: all’inizio ci fu grande allarme e la prevenzione funzionò; dal 2008 in poi si è smesso di fare prevenzione e l’Aids oggi è in netto aumento”.

Al termine, il Presidente del Rotary Club Taranto Magna Grecia, Roberto Giua, ha consegnato al professionista il gagliardetto del Club in ricordo della serata.




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